SUSHI E CILIEGIA
IL DIARIO DI FILIPPE 2

黄金の鯉. Kogane no koi. La Carpa Dorata. Non chiedetemi com’è che so leggere e parlare giapponese. Non lo so nemmeno io. Non tutto eh? Ci sono quintalate di quei strameledetti ideogrammi che non so. Ma un po’ ne conosco. Abbastanza per dialogare amabilmente con la guardia che sta all’ingresso. Ha fatto un lavoro per me una volta, quando, dopo la 4a Guerra Corp., era rimasto senza lavoro ed era un Ronin. Adesso è di nuovo un Samurai e lavora per la Danger Girl. Ho una certa ammirazione per Michiko Sanderson. Nata nel clan Arasaka, si è costruita la propria Compagnia di Investigazioni e Sicurezza. Questa è una delle sue case protette. Mentre il suo compare resta all’ingresso, Tetsuo, ci fa strada lungo il giardino. Ampi sentieri di ghiaia sottile e giardini zen, adagiati su soffici prati, punteggiati di ciliegi in fiore e attraversati da un serpeggiante rivoletto. Passiamo sopra un arcuato ponte di legno e le vedo.
Macchie di bianco, nero, rosso e giallo, che guizzano sotto la superficie dell’acqua con agili colpi di coda e di pinna.

Non vedo quella dorata che dà nome al posto. Ma poco importa. So che fra poco la incontrerò. Alexey sembra essersi calmato. Finalmente. Non ne potevo più dei suoi piagnistei. Lo guardo muoversi con sempre maggior disinvoltura. Ritrovo la star de “Il Trono del Drago”, la serie di olomovie grim-dark fantasy, seguitissima da milioni di fans. Un bell’uomo, senza dubbio. Capello biondo pettinato e curato, viso maturo, segnato dagli anni, ma piacente. Volitiva mascella squadrata e il sorriso accattivante che è un misto di aria da bastardo e di bravo ragazzo insieme.

Sorride e strizza l’occhio alla sua accompagnatrice.


Lei è alta per essere mediorientale e per essere una donna. Lunghi capelli ricci e crespi trattenuti insieme in curate treccine. Viso dalla pelle olivastra e dagli zigomi alti e marcati. Gli occhi neri sembrano tagliare l’aria e scannerizzare ogni singolo sasso mentre analizzano l’ambiente circostante. Qualcosa mi dice che ha una cyberottica di quelle buone, linkata alla grossa smartgun che le pende dal fianco. So che è una ex del Mossad. Il Servizio Segreto israeliano è famoso per dotare i suoi agenti della ferraglia migliore in circolazione. Probabilmente l’hanno chippata anche con cyberudito e riflessi amplificati. Una balestra carica, pronta a scattare. E’ questa la sensazione che mi dà Ruth Ashkenazi.
«Moy drag[1], questo posto è fantastico » esclama entusiasta l’attore russo.
«Sono contento ti piaccia Alexey, visto che dovrai restare qui per un pezzo» risposi con sospiro.
«Che c’è? Sei arrabbiato?» chiede notando il mio tono di sufficienza
«Non sono arrabbiato» rispondo un poco seccato «Diciamo che mettersi contro la Continental Brand non era fra i programmi della mia giornata».
«Rodnoy brat[2], non sapevo a chi altri rivolgermi. Sei l’unico Fixer che conosco» si scusa con espressione da bambino innocente.
«Potevi chiedere aiuto ad Anatoly e Olga. Pensavo foste buoni amici» rilancio io
«Hahahahahaha. Ti piace scherzare» sbotta «Non fai tutti i soldi degli Arkad, mettendoti contro nemici potenti»
«Hai ragione. Loro sono fra i più ricchi oligarchi di NightCity» convengo «E guarda invece dove sono finito io per aiutare gli amici. Spaccio Synthecoke e fatico a tenere aperto un locale di spogliarelliste »
Nel mentre il nostro accompagnatore ci guida alla costruzione principale. Una casa di carta bassa e larga.
Una delle pareti scorre sul fianco. Una bellissima ragazza in kimono tradizionale ci dà il benvenuto invitando a toglierci le scarpe. Eseguo indicando anche ad Alexey e Ruth di fare altrettanto. Lei fa una smorfia, ma il mio sguardo insistente alla fine la fa cedere.
Kazumi, la cameriera, ci fa segno di seguirla. Gli altri due eseguono e sto per farlo anch’io quando sento una voce femminile che conosco bene
«Kogane no koi e yōkoso, Filippe San[3]»
Eccola la mia carpa dorata. Yuko Yamada.
La lunga chioma nera è trattenuta da alcuni spilloni di legno scuro. Nel piccolo viso dai lineamenti delicati e morbidi, scintillano due intriganti occhi grigi. Lo stesso grigio di un cielo di pioggia e lampi. Indossa un lungo e comodo kimono nero con stampe floreali rosse, che lascia scoperte le spalle. Sulla nuda pelle risalta il disegno di rami di ciliegio in fiore. Sono tatuaggi veri. Fatti con ago e inchiostro. Non qualche tipo di fashioware implantato. Loa Santissimi! Così diversa da Jiulia, eppure con la stessa capacità di infuocare il mio sangue. Avrei voluto sbatterla al muro e baciarla. Invece faccio un inchino e dico «Kon’nichiwa Yūko Chan[4]»


«Sempre molto arrogante e sicuro di sè» ride lei
«Sempre»
«L’hai portato. Lukaschenko»
«Come avevo detto»
«Quello è una bomba a orologeria. Olivia Forsythe gliel’ha giurata. Doveva fare un sacco di Euro per fare il testimonial del Kibble. Come gli è venuto in mente di dire quelle cose con una giornalista?» chiede lei
«Ma dai!» esclamo «”Kibble Fiamma di Drago, per essere anche tu un vero Guerriero!” Andiamo! Quella roba fa schifo».
«Sarà» annuisce non troppo convinta «Ma da quando è uscito su Network News 54 il servizio con quel filmato dove dice “quella merda di Kibble ! So io dove ficcarlo a quella stronza inacidita della Forsythe”… l’Eroe delle Terre Perdute è diventato uno degli uomini più ricercati di Night City. La Regina del Kibble ha messo una taglia su di lui»
«Quando ha detto quelle cose la tizia indossava soltanto una maschera» obietto «Non è che aveva tatuato sopra la pelle “Giornalista”»
«Già» conviene lei «Peccato avesse una cyberottica con video camera e lui invece indossasse soltanto la barba».
«Senti, è un coglione, d’accordo?» acconsento «Ma non ha ucciso nessuno. Sta rischiando la pelle solo per i capricci di una Corp».
«Chiamali capricci!» ironizza lei «Hanno ritirato tutte le confezioni di Fiamma di Drago da tutti gli store Oasis. Quella sparata è costata alla Continental Brand un qualche milione di eurodollari».
«Bah… lui è troppo famoso» obietto «Non si azzarderanno a rischiare uno scandalo che peggiorerebbe solo la situazione. L’ho portato qui solo perchè Alexey è diventato paranoico e gli serviva un posto per farlo sentire al sicuro. Vedrai… sarà un lavoro di tutto riposo, pagato fiori di euroverdoni».
«E a te, quanto dà il caro Alexey?» domanda con un mezzo sorriso.
«A me?» ribatto stupito «Niente. Lo faccio per amicizia»
«Certo, certo» fa lei con un cenno della testa e una luce furba negli occhi.
Madre Erzulie! Qualcosa dentro i miei pantaloni si muove per uscire e non è la Ruger Super Red Hawke calibro .44 che porto per autodifesa.
«In ogni caso» continua «Non ho mai capito com’è che siete diventati pappa e ciccia. L’hai picchiato a sangue alla festa degli Arkad»
«E’ russo» faccio con una scrollata di spalle «Qualche giorno dopo il nostro… incontro, è venuto al Graveyard. Mi ha portato una bottiglia di Stolichnaya. Vera. Quella vodka era roba di lusso già prima del Collasso e della 4a Guerra. Insomma, si mette a dire che nessuno lo aveva mai pestato come avevo fatto io. Che voleva che diventassimo amici e che gli dessi lezioni di lotta a mani nude. Per non parlare del fatto che avessimo gli stessi gusti in fatto di donne. Cosa ci trovava Julia in lui? Comunque è finita che ci siamo scolati tutta la bottiglia e poi lui ha passato la notte con Candy. Nel senso che lei mi ha raccontato che è durato quanto un fiammifero acceso e poi si è addormentato di botto. Soldi facili per me e per lei. Come ti ho detto, è un coglione, ma è famoso e foderato di euros».
Lei scuote la testa «E poi gliel’hai data la lezione di lotta a mani nude?»
«Avrei dovuto?»
«Non sei male» concede lei «Ma sei rozzo. Non c’è tecnica in quelo che fai. Si vede che non hai ricevuto un addestramento coerente. Conosci alcune buone mosse e tendi a ripeterle. Classico di chi ha imparato a combattere nelle zuffe di quartiere o dell’addestramento militare. Le Arti Marziali sono un’altra cosa»
Un po’ mi offendo. Ho preso la mia dose di calci in faccia e pugni allo stomaco per diventare il combattente che sono. Per non parlare del fatto che il mio insegnante di corpo a corpo, è stato Spider, veterano delle guerre SudAm. Non certo l’ultimo degli imbecilli. La fisso negli occhi color pioggia «Vorresti insegnarmi tu?»
«Costo cara» ribatte lei
«Non ti preoccupare» la tranquillizzo io «Sono disposto a pagare per la professionalità».
E’ vero. Ed è altrettanto vero che, se ho portato qui Alexey è perchè so che Yuko non è solo un Exec della Danger Girl. Da quel che ho sentito in giro è un’ottima Guardia del Corpo e non solo. Ha collaborato con mia sorella, per il Distretto numero 2 della Polizia di Night City. Josie mi ha riferito che l’avevano soprannominata Kitsune. Il Demone Volpe.
«Inoltre Jiulia mi diceva sempre che fai un ottimo sushi» la provoco.
«Dovresti assaggiarlo» mi fissa di rimando lei «Quello lo offro io»
Il suo sguardo è sfrontato e ammiccante allo stesso temo.
La mia bocca si allarga nel ghigno di uno squalo pronto a mordere.
Legba ! Stiamo flirtando? Maledizione! Jiulia… Yuko è la sua amica. Un conto è giocare, come quando eravamo alla festa degli Arkad, un altro…
Jiulia è finita nel congelatore sei mesi fa. Ha il cervello fritto dal Black Ice. Sai che non si sveglierà mai dal suo sonno di ghiaccio.
Non è vero! Io troverò un modo.
Tu ti senti in colpa. Stava lavorando per te. Per questo non riesci a rassegnarti. Per questo continui a tenere in vita un corpo senz’anima. Lei ormai è un fantasma nella Vecchia Rete. Passa oltre
Mai!
Un grido interrompe con prepotenza il flusso dei miei pensieri.
Proviene dalla sala interna, quella dove dovrebbero essere Alexey e Ruth. Senza dire una parola sia io che Yuko estraiamo le pistole.
Una delle pareti di carta e legno viene strappata e divelta. Due figure avvinghiate in una lotta furiosa si rotolano sul pavimento ai nostri piedi. La prima a rialzarsi è Ruth. Kazumi invece resta stesa a terra, mezza intontita. Le manca il braccio destro. Lo stesso arto che si trova nelle mani dell’ex agente segreto israeliano. La donna mediorientale lo cala con tutte le forze sul viso della geisha: una, due, tre volte, trasformandolo in una maschera di carne maciullata.
Alexey fa capolino da dietro il divisorio distrutto. Sanguina da una ferita al collo e ha gli occhi sbarrati dallo spaventato, ma cammina.
Sento qualcosa che rotola sul pavimento. Un cilindro lungo quindici centimetri e largo cinque, con un led rosso lampeggiante nel centro. Di queste cose ne ho già viste diverse, usate dai soldati Arasaka per le strade di Nightcity, durante l’ultima guerra. Afferro Yuko e mi catapulto fuori. La granata esplode con un fragore assordante. Schegge e detriti volano ovunque. Non vedo Ruth e non vedo Lukaschenko. Yuko mi spinge via.
Appena in tempo. Una katana monofilare si abbatte sul terreno dove prima ci trovavamo io e lei.
Di fronte a noi si staglia un avvaersario di quelli cattivi.

Un indumento protettivo nero in fibro-carbonio gli copre tutto il corpo. Indossa un casco che gli nasconde il volto, a parte una sottile visiera per gli occhi e sul quale è ben visibile il logo della Arasaka. Un ninja. I peggiori sicari della Compagnia. Subito di fianco a lui ne compare un altro identico. Le loro spade sono sporche di sangue. Evidentemente quello di Tetsuo e dell’altra guardia all’ingresso. Sono soltanto due, ma non mi faccio illusioni. Questi non sono Solitari normali. Questi sono cyberimpiantati fin sulla cima dei capelli. Entrambi si dirigono verso Yuko. Fatico a seguirli tanto sono veloci. La ragazza punta la pistola e gli espode contro un paio di colpi, ma quelli si sono già spostati. Uno le arriva da dietro e cala la katana dall’alto. La giapponese si muove di lato e fa di nuovo fuoco. Questa volta è un centro, in pieno petto. Il soldato corporativo cade all’indietro e impatta il suolo. L’altro le si fa sotto. La sua mano sinistra lascia l’impugantura dell’arma da taglio e, infilatole il braccio sotto il gomito, fa leva. La ragazza, in preda al dolore e alla sorpresa, lascia cadere la pistola. Ma non resta disarmata per molto. Non capisco bene come ma, nella mano sinistra di lei, spunta un pugnale. Colpisce un paio di volte la pancia dell’avversario. La tuta assorbe i colpi, ma l’azione è abbastanza inaspettata da indurre il ninja a lasciare la presa. Yuko si allontana con un balzo. Nel frattempo l’altro assassino si è ripreso. Una pistola non è abbastanza per perferorare quel tipo di armature. E’ così che comincia una danza. I due killer fanno mulinare le katane cercando di affettare la giapponese. Lei di rimando schiva i loro tentaivi, cercand allo stesso tempo un qualche spiraglio nella loro guardia. Attendo ancora una manciata di secondi. Sono come ipnotizzato da quello spettacolo. Quindi attivo l’Agente incorporato nel mio Cyberudito.
«Vincent, adesso»
Prima una e poi l’altra, le teste dei due ninja esplodono, sprizzando sangue e cervella come meloni maturi.
L’istante dopo si ode il rumore dei due spari e i corpi senza vita crollano a terra.
«Bravissimo Vinz, ottimo lavoro» mi complimento con il mio Solitario che si trova sul palazzo di fronte.
«Dovere capo. Comunque questo nuovo fucile di precisione della Militech è una bomba. Ci vediamo al Graveyard?»
«Tu vai» gli ordino e chiudo la comuniazione. Giro lo sguardo verso Yuko.
La mia amica ha il viso stravolto. Sulla sua guancia destra colano sangue e materia grigia. Il kimono è lercio di polvere e fluidi corporei.
«Avevi un cecchino… » inzia a dire
«Beh, sai…» ribatto stingendomi nelle spalle «doveva essere un lavoro di tutto riposo, è vero, ma… non si sa mai»
«E perchè il tuo uomo ci ha messo così tanto a far fuori quei due? Potevo restarci!» grida lei.
«Mia cara» le spiego «Gli avevo detto di attendere miei ordini prima di intervenire. Ed io volevo vedere se davvero eri così brava come dici».
Lei strabuzza gli occhi e la sua faccia diventa rossa di rabbia. Il suo corpo si tende, pronto a saltarmi alla gola.
Per mia fortuna, pima che possa dire o fare altro, da ciò che resta della Carpa Dorata esce Ruth, portando a spalla Alexey. Oltre che al collo, il russo ha una brutta ferita al braccio. L’arto perde fiumi di sangue e sembra uscito dal tritacarne. Ma è vivo.
Bene. Mi sarebbe diaspiaciuto perdere i miei soldi.
«Cyberbraccio SteelDragon in Acciaio Stellare. Dalle profondità dello spazio, l’Artefatto creato dagli Dei, per proteggere le Terre Perdute. Dalle fucine della Rocklin Augmentics, l’ultimo ritrovato in fatto di arti bionici.
Realizzato con metalli provenienti dalle miniere situate sulla Luna, e progettato con un design ispirato alla famosa serie de “Il Trono del Drago”, lo Steel Dragon è tutto quanto ti serve per essere un vero Protettore del Regno.
Cyberbraccio SteelDragon. Solo, per i veri guerrieri».
Mentre la voce fuori campo snocciola le ultime frasi dell’advertise, le immagini di Draghi e Castelli lasciano spazio a un’inquadratura di Alexey Lucaschenko che, in armatura da cavaliere, mostra con orgoglio il suo nuovo cyberbraccio.
«Alle volte mi chiedo come hai fatto» mi domanda Yuko. È stesa sull’addome.
Sulla sua magnifica schiena sono deposti diversi tipi di sushi. Il tatuaggio di una carpa dorata guizza in risposta al contrarsi dei suoi muscoli, quando ogni tanto si muove, per aggiustarsi meglio.
«Voglio dire. La Rocling Augemntics. Candy e Vinz non sono sul loro libro nero? »
«Certo» rispondo afferrando con le bachette di legno un onighiri, lo intingo nella salsa di soia e me lo porto alla bocca. «ma loro mica lo sanno che si nascondono nel mio locale. Come miei dipendenti. Anzi. Quando li ho contattati non gli è sembrato vero l’accordo che volevo proporgli. Alexey Luckashenko come loro testimonial per la nuova linea di Cyberarti ispirati al Trono del Drago. In cambio “solo”, della sua protezione dai ninja della Arasaka, assoldati dalla Continental Brand. La Corp degli occhi a mandorla non ci tiene a scatenare un’altra guerra corporativa. Sopratutto non per l’attore di un serial tv! E così la Regina del Kibble si è dovuta mangiare il fegato e lasciare in pace il caro Alexey. Piuttosto… la cara Michiko Sanderson, nata Arasaka, tua datrice di lavoro, come ha preso il fatto che degli sgherri di suo nonno, hanno fatto saltare per aria una delle sue proprietà?»».
«Bene» risponde «Pare che il dolce vecchietto non sapesse niente di questo scherzetto. E potrebbe anche essere vero. Ci sono diverse fazioni in lotta nella Corp. Saburo non sembra più essere il capo indiscusso. Comunque le hanno dato un sacco di crediti per ricostruire questo posto» osserva lei indicando intorno a sè.
La casa di carta della Carpa Dorata è stata non solo ricostruita, ma ampliata. Mi ritrovo sdraiato su una ampio tatami. Di fianco a me un grande futon. Alle pareti dipinti e stampe di artisti del medioevo giapponese. All’angolo destro c’è un’armatura da samurai del periodo Edo con porta spada per katana e wakizashi. A quello sinistro la riproduzione in miniatura di un tempio zen.
Finisco di trangugiare l’ultimo pezzo di pesce e riso e rimango per un istante ad ascoltare il rumore dei grilli che friniscono, lo scorrere dell’acqua del ruscello e lo stormire delle fronde dei ciliegi.
«E Ruth?» chiese lei «Si è ambientata bene al Graveyard?»
Sorrisi «Benissimo. Dice che dopo aver trascorso un mese in compagnia di Alexey, sedare risse e buttare fuori gli ubriachi molesti dal mio locale è una pacchia».
Yuko si gira sulla schiena. Il suo corpo dalle linee armoniose e perfette mi riempie gli occhi con la sua bellezza semplice e sofisticata allo stesso tempo.
«Allora com’era il sushi?» domanda con il tono di voce saccente di chi sa già la risposta.
Io non dico niente e la bacio.
Ciliegia. Le sue labbra sanno di ciliegia.
[1] Dal russo: Amico mio
[2] Dal russo: Fratello mio
[3] Dal giaponese: Benvenuto alla carpa dorata, Filippe
[4] Dal Giapponese: Salve, piccola Yuko – Chan è un vezzeggiativo usato per indicare confidenza