Sessione 10
13 Feb , 2021 Diario Sessione
Sono successe delle cose pazzesche, non posso non scriverle! E poi, Vincent, ti devo spiegare qualcosa su come si usano i codici… 1234 non è un codice difficile! Va be’, hai l’ingenuità di un bambino, nella matematica… 
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Dunque, come descrivere l’esperienza al City Center con una sola parola? MI-TI-CA!!! Prepararsi è stato elettrizzante, ma nulla in confronto a quello che abbiamo visto. Siamo arrivati ed è filato tutto liscio, ci hanno persino portato una mela sintetica! Che sfiga, però, l’abbiamo lasciata nel furgone quando l’abbiamo buttato in mare… Poi ci hanno accolto tre energumeni della corporazione, erano grossi e pieni d’impianti, e armati con un fucile che faceva davvero male! Siamo scesi al quinto piano sottoterra e purtroppo non avevamo un piano, perché non sapevamo cosa avremmo trovato. Nel tentativo di liberarci da questi gorilloni Filippe è rimasto ferito, e meno male che Andromeda l’ha curato come è riuscita, altrimenti ora sarebbe bell’e morto. Ci siamo salvati solo grazie all’arrivo di uno strano essere, che a ripensarci mi affascina sempre di più, perché doveva essere un misto tra impianti, elettrodi e umano. Aveva pensieri e sensazioni, ma l’unico suo sistema di rilevazione era uditivo, veniva attirato, anzi disturbato, solo dai rumori.
[11:37]
Siamo riusciti ad entrare in una strana stanza, sembrava un’abitazione giapponese perfettamente riprodotta. Il pavimento aveva inserti in sabbia bianca finissima, perfettamente liscia, e al centro c’era un tavolinetto con una teiera e due ciotole per il tè. Le pareti erano rivestite con monitor che le ricoprivano completamente e proiettavano bellissimi paesaggi di ambienti naturali, credo che nessuno di noi ne abbia mai visti nella realtà, ammesso che esistano ancora posti così. Per fortuna Filippe ha visto le iscrizioni giapponesi e cercandone la traduzione con l’agente abbiamo scoperto che era descritta in dettaglio la cerimonia del tè. Beh, eravamo lì e non c’era niente da fare, così io ho seguito a puntino le indicazioni della cerimonia del tè e alla fine è comparso una specie di ologramma, che ha cominciato ad interagire con noi. Interagire non è la parola giusta: tentavamo di parlare, ma lui non faceva altro che domande. Gli chiedevamo: come usciamo? E lui: avete analizzato tutte le informazioni in vostro possesso? E poi noi gli chiedevamo: chi sei? E lui: chi può definirsi con solo una parola? E alla fine si andava sempre in questa frase: conoscere sé stessi è sempre la verità più grande.
[11:37]
Alla fine avevamo voglia di strozzarlo! Eclipse ha pensato seriamente ad un modo per arrivare al soffitto per rompere il meccanismo che lo generava. E niente, abbiamo deciso di uscire e di tornare all’ascensore, ma quel maledetto meca mezzo umano e mezzo acciaio ci ha sparato addosso! Una volta dentro l’ascensore, l’idea di fermarmi al piano3 (che era quello dove è stato R41d3n) mi ha attirato, ma eravamo troppo acciaccati per restare a prenderci altre fucilate sui denti. Così, a malincuore siamo tornati a casa. Ma non è stato facile, quegli stronzi della corporazione ci hanno inseguito, e meno male che Eclipse ha guidato benissimo e che Vincent ha tirato giù un cartello pubblicitario a colpi di fucile così che ne siamo usciti indenni. Ora siamo al Graveyard e dobbiamo ancora andare a recuperare il nostro furgone.
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Ma se ci penso, questa missione è stata galattica! Credo di non essermi sentita così viva da… da MAI! Prima di adesso era come essere in una vita ovattata, tutto bello e tutto semplice, ma c’era qualcosa che non tornava… e poi il mio ex fidanzato, quando è andato in cyberpsicosi e io l’ho colpito… quanto mi sono sentita in colpa! Ci sono stata male per mesi…. A pensarci adesso, mi sento una stupida. Avrei dovuto mandarlo al diavolo già prima! Ora però dobbiamo pensare a come proteggerci se quelli della corporazione decideranno di venire a cercarci fin quaggiù. E quegl’imbecilli degli elettricisti, che hanno visto la mia faccia, devono assolutamente schiattare. Se sono ancora lì quando andremo a prendere il furgone, me ne occuperò direttamente.
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