Vira Sim
Vira non pensava che la sua vita sarebbe andata così. Certo, le cose non erano mai state facili, ma per chi lo erano in quella maledetta città? La sua infanzia era trascorsa spostandosi da un punto della città all’altro, cambiando spesso scuola e rendendo praticamente impossibile farsi dei veri amici, visto il carattere già di base schivo e introverso. Il suo punto di riferimento era sempre stata la famiglia, in particolare suo padre, un agente del Corpo di Polizia di Night City.
Suo padre per lei era un eroe. Faceva parte della squadra investigativa ed era abituata a non vederlo tornare a casa per giorni. Per questo, forse, quando sua madre le disse che papà non sarebbe più tornato, non era riuscita a capire che cosa volesse dire. L’ultima indagine a cui aveva preso parte gli era costata la vita. Lui e altri due agenti erano stati brutalmente uccisi nei bassifondi di Night City, crivellati di colpi, prima che la squadra di intervento fosse riuscita a intervenire.
O almeno, questa era la versione ufficiale. Ancora non sapeva che anche nel corpo di Polizia, la corruzione serpeggia fra i ranghi e non sempre la realtà è quello che sembra.
Appena giunta alla maggiore età, seguire le orme del padre era stata una logica conseguenza. Era subito entrata in Accademia, nella quale, forse come conseguenza inconscia dell’esperienza vissuta, ha iniziato ben presto ad essere ossessionata dalle tecniche di autodifesa e alle arti marziali.
La maggior parte del tempo libero Vira lo passava in palestra con il Maestro, che l’aveva indirizzata verso il Taekwondo per il suo fisico asciutto, e questo le aveva permesso di affinare i riflessi, tanto che i compagni le avevano affibbiato il soprannome di “Cat”.
L’Accademia era la sua casa. Nonostante gli ufficiali deputati all’addestramento non fossero persone particolarmente amabili, come ricordava invece suo padre, aveva trovato degli amici nei compagni cadetti e aveva conosciuto Josephine, una ragazza davvero bella che aveva vinto facilmente la sua naturale scontrosità e con la quale aveva subito stretto una forte amicizia.
A onor del vero, non era passato molto tempo da quando si era sorpresa a guardare Josephine con occhi che andavano al di là di una semplice amicizia. Si era resa conto che i minuti passati ad ammirare di nascosto i lineamenti di quel volto mulatto erano qualcosa che non aveva mai dedicato a nessuno, nemmeno ai pochi ragazzi che aveva frequentato in passato, con risultati disastrosi. Non sapeva se la sua amica avesse mai sospettato qualcosa, ma anche se l’aveva fatto, l’aveva tenuto per sé e la loro amicizia non aveva subìto ripercussioni. Gli anni dell’Accademia erano passati e le loro strade si erano divise, ma entrambe sapevano di poter contare l’una sull’altra, se fosse successo qualcosa.
..Come poi sarebbe successo.
La vita al Dipartimento non era stata subito facile, ma l’autodisciplina imparata negli anni al Dojo era servita a non cacciarsi (troppo) nei guai, tenendo a freno la lingua con i superiori, le volte in cui era tentata di discutere un ordine. O almeno, così pensava.
Già, perché ora non ne era più tanto sicura. Non da quando era diventata una pedina sacrificabile. Non da quando era stata cacciata dal Corpo di Polizia a cui aveva dedicato tutta sé stessa. Non da quando gli ex colleghi la guardavano come un sospettato.
Come te la stai passando in quel tugurio del Graveyard?